1 settembre 2016 Commenti (0) Blog

La leggenda di Azzurrina

La Rocca di Montebello di Torriana, a pochi passi da Rimini, è nella memoria degli abitanti della valle del fiume Marecchia, e nel ricordo di coloro che invece vengono anche da molto lontano per visitare quest’importante testimonianza di storia, soprattutto per la leggenda di Azzurrina, la piccola albina che da molti secoli, fa compagnia agli avventori del borgo.

Nell’anno 1375, nella fortezza risiedevano Uguccione della Faggiola, grande guerriero ed abile condottiero, sempre alla conquista di nuovi possedimenti e bottini, insieme alla moglie Costanza Malatesta. Ebbene, il 1375 vide la nascita della seconda figlia dei Signori, Guendalina. Grande fu la gioia dei genitori e della sorella più grande, Alissia, e importanti furono le feste nel borgo. Tuttavia, la nascita dell’innocente bimba, non fu una benedizione per la famiglia, anzi! Di lì a poco si scoprì che Guendalina era affetta da albinismo, patologia oggi molto ben conosciuta, che si manifesta con pupille rosse e capelli bianchi, pelle diafana e molto sensibile alla luce del sole. In epoca medioevale, invece, l’albinismo non era una malattia, ma era considerata una maledizione del demonio, e la bimba per la Chiesa era figlia del maligno, quindi condannata al rogo. La madre Costanza, con l’aiuto di Alissia, cercavano di nascondere le particolarità di Guendalina tingendole i capelli con una sostanza naturale che aveva l’effetto di renderli azzurri come il cielo.

Fu così che Guendalina divenne per tutti quelli che le volevano bene “Azzurrina”. Le voci raggiunsero ben presto il Vaticano, ma il Papa troppo doveva ad Uguccione, che per lui aveva rischiato più volte la vita consegnandogli feudi e ricchezze. Concesse allora di risparmiare la bambina a patto che ella venisse nascosta nella fortezza. Azzurrina, bambina vivace di pochi anni, fu allora costretta a vivere in un castello che era più caserma militare che residenza, sempre in stato di allerta per le minacce continuamente portate dai signori vicini, scorrazzando tra armigeri e cavalieri e forse qualche traditore, in un ambiente non proprio adatto ad una fanciulla. Tuttavia, proprio per questo il padre incaricò le sue due guardie più fidate a seguirla in ogni anfratto del castello, come due ombre. Così Domenico e Ruggiero divennero i suoi angeli custodi, incaricati di proteggere la piccola da tutto e tutti, senza mai perderla di vista, anche a costo della loro vita. I giorni passavano così, a volte lenti, a volte veloci, tra estati ed inverni, correndo per i lunghi e stretti corridoi, a inseguire l’amato semplice gioco, la palla, una piccola palla di stracci. Fu proprio seguendo quella palla, che rimbalzava silenziosa per quei ripidi scalini verso la ghiacciaia del castello, che Guendalina, all’età di otto anni, scomparve, nascondendo i suoi capelli azzurri dagli occhi di tutti, per sempre. Il padre Uguccione, non era nelle sue stanze, ma come spesso accadeva, purtroppo per la piccola, era a battagliare per  conquistar  terre e gloria. Fuori imperversava un tremendo temporale, ma né la bambina, né le sue guardie temevano; da tanto tempo ella giocava in quei posti, che ben conosceva e dentro quella buia stanza non c’erano altre aperture, per forza doveva risalire da quella scala. Ma le risate improvvisamente si fermarono, passò forse qualche secondo e, quando i suoi angeli si affacciarono un poco preoccupati e chiamarono a gran voce Azzurrina, lei non rispose, mai più. Sicuramente si gettarono dentro anche loro ma null’altro trovarono che freddo, ghiaccio e qualche vivanda messa lì a conservare in caso di assedio. Subito partirono le ricerche, un po’ per paura dell’imminente ritorno del padre, infuriato e pronto a giustiziare chi non era stato vigile come doveva, un po’ perché Guendalina con la sua simpatia aveva conquistato molti dei cuori degli abitanti della fortezza. Cavalieri, armigeri e soldati, e molti tra uomini e donne del borgo rastrellarono tutto il territorio, a palmo a palmo, cercando e chiamandola, ma a nulla valse tutta questa frenesia. La piccola Guendalina, detta Azzurrina, non fu mai più trovata. La leggenda, quella tradizionale, che si tramanda di bocca in bocca, da secoli, racconta che ogni cinque anni, che terminano con le cifre cinque o zero, al solstizio d’estate, il fantasma della bambina scomparsa torna a farsi sentire con rumori quali risate, pianti, e il rimbalzare leggero di una palla di pezza.

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