Leggende

Ponte del Diavolo

Ci ha incuriosito la leggenda che racconta di come il demonio abbia stipulato un patto con gli uomini impegnandosi a creare un ponte in una sola notte in cambio del sacrificio di un’anima.  Pensate che solo in Italia le leggende che parlano di ponti costruiti in una sola notte sono oltre 30. Riguardano sia ponti medievali che, romani. E’ singolare vedere come per tutti i casi valga lo stesso tipo di baratto: il diavolo permette la costruzione del ponte in cambio dell’anima di colui che lo attraverserà per primo.

Ecco le leggende italiane più note.

Cividale del Friuli (UD)

La leggenda narra che anticamente i cittadini di Cividale si riunirono in assemblea per escogitare il modo di costruire un solido ponte in pietra, che congiungesse le due sponde del fiume Natisone. Non riuscendo a concludere nulla, invocarono il Diavolo. Quest’ultimo si presentò con tanto di occhi rossi, coda, corna, offrendo il proprio aiuto per la realizzazione del ponte ma, pretendendo in cambio, l’anima del primo cividalese che vi sarebbe transitato. L’assemblea accettò le condizioni del Diavolo, il quale in una sola notte edificò la struttura. Ci fu anche l’intervento della madre del Maligno che trasportò nel suo grembiule un grande masso (su quest’ultimo poggia ancor oggi il pilastro centrale del ponte) e lo depose nel bel mezzo del fiume. La mattina seguente il Diavolo pretese la ricompensa. Venne però ingannato, infatti, i cividalesi fecero attraversare il ponte da un cane (o gatto secondo un’altra versione della leggenda). Il Diavolo cercò di distruggere la costruzione, ma una Croce, seguita dal popolo, lo mise in fuga. Ancora oggi, il pilastro centrale del ponte poggia su un masso di roccia naturale.

Borgo a Mozzano (LU)

Il ponte della Maddalena ( o ponte del Diavolo ) unisce le due sponde del fiume Serchio all’altezza del paese di Borgo a Mozzano. La sua costruzione risale ai tempi della Contessa Matilde di Canossa (1046-1115), che ebbe grossa influenza e potere su questa zona della Toscana, la Garfagnana, ma il suo aspetto attuale è dovuto alla ricostruzione effettuata da Castruccio Castracani (1281-1328), condottiero e signore della vicina Lucca, nei primi anni del 1300. Il ponte è comunemente chiamato “del Diavolo” in forza di una leggenda popolare della zona. Un capo muratore aveva iniziato a costruirlo ma ben presto si accorse che non sarebbe riuscito a completare l’opera per il giorno fissato e preso dalla paura per le possibili conseguenze si rivolse al Maligno chiedendo aiuto al fine di terminare il lavoro. Il Diavolo accettò di completare il ponte in una notte in cambio dell’anima del primo passante che lo avesse attraversato. Il patto fu siglato ma il costruttore, pieno di rimorso, si confesso con un religioso della zona che lo consigliò di far attraversare il ponte per primo ad un porco. Il Diavolo fu così beffato e scomparve nelle acque del fiume.

Lanzo (TO)

L’attraversamento del fiume Stura era di fatto un problema. Sovente, al guado, si veniva sopraffatti dalla corrente. Fu dunque chiesto al Diavolo di costruire un ponte solido in cambio di chi vi avrebbe transitato per primo. Il patto fu quindi concluso. D’altronde, rimuginava il Diavolo, lo costruirò così alto che si presterà anche a molti suicidi. Nella notte si scatenò un fortissimo temporale, per cui nessuno osò mettere il naso fuori dell’uscio di casa. All’alba il ponte apparve agile e bello col suo unico arco elegantissimo che stringeva, quasi a congiungerle, le due opposte falde dei monti. Il diavolo, intanto, si era nascosto presso la nuova costruzione e attendeva l’anima promessa. All’udire dei primi passi balzò dal nascondiglio sul misero viandante, gridando: “Ecco la mia preda!”, ma si trovò fra le acute unghie un povero vitello. Vedendosi beffato, si volse allora adirato al ponte per maledirlo e farlo magari sprofondare; ma ci vide sopra una schiera di fedeli inginocchiati e alto, dritto in mezzo a loro, il Crocifisso. A quella vista non seppe più che fare: balzò nel torrente e scomparve in una nuvola di vapori di zolfo.

Castel San Pietro Emilia (BO)

Procedendo da Castel San Pietro Terme verso Bologna, sulla Strada Statale Via Emilia, passata la frazione Magione e prima di Gallo Bolognese si incontra, subito dopo l’incrocio con Via Conventino e Via Ercolana, l’antico ponte romano Floriano detto “del Diavolo”. La leggenda narra che un ragazzo di nome Giuliano, con la passione per la caccia, durante una battuta fece l’incontro con un cervo che aveva una croce tra le corna. Questo cervo gli fece una profezia: gli disse infatti che avrebbe ucciso i suoi genitori. Giuliano, incredulo e sconfortato, fuggì di casa per andare in pellegrinaggio fino a S. Giacomo di Campostella, nel nord-ovest della Spagna. Qua ottenne la mano della figlia del re, che lo stimava molto anche per le sue doti venatorie. Dopo molti anni, i genitori di Giuliano, desiderosi di rivederlo, andarono in Spagna alla corte dove si trovava e con stupore vennero a sapere che il loro figlio era diventato re. Furono accolti con commozione dalla regina, che li fece accomodare nel letto matrimoniale perchè si riposassero. Giuliano, assente perchè era a caccia, quando tornò e li vide nel suo letto, preso da un impeto di rabbia o forse gelosia li uccise. Quando si accorse dello scempio orribile che aveva commesso, decise di mettersi a fare del bene, insieme a sua moglie. Abbandonarono la reggia e giunti sulla riva di un grande fiume, costruirono un ponte per i viandanti e un albergo per soccorrerli e darvi rifugio. Ne costruirono altri ma il Demonio prese a distruggere di notte quello che Giuliano faceva di giorno ed ebbe addirittura il coraggio di offrirsi lui per l’edificazione, purchè la prima anima che avesse attraversato il ponte fosse stata quella di Giuliano. Egli accettò, ma finita la costruzione fece passare sul ponte una cagna e il Diavolo beffato lo lasciò in pace. Una notte si presentò poi al suo ospizio un viandante infreddolito e stanco e siccome la legna era finita, Giuliano decise di farlo riposare nel suo letto nuziale. Questo viandante si rivelò nella sua vera identità: questi infatti era Cristo, che lo rassicurò che la sua anima e quella di sua moglie sarebbero state introdotte in cielo. Secondo la storia, Giuliano l’Ospitaliere fu un ricco egiziano che condusse la propria vita con la sposa e con i poveri e i malati a cui dava ricovero. Morta la moglie fu martirizzato sotto Massimino II nel 313. Esistono altri ponti che, secondo leggenda, sono attribuiti a S. Giuliano, tra cui uno nel lucchese, in Val di Serchio. Il Ponte è andato distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale ed è stato poi ricostruito.

Canale Monterano (RM)

Molto tempo fa, in un piccolo paese a nord di Roma, Canale Monterano, comparve improvvisamente un ponte immenso. Gli anziani così raccontano. Un giorno, un monaco camminava su una strada romana nei pressi di Canale, quando incontrò il Demonio. Incominciarono a dialogare in modo sempre più acceso perchè il monaco riteneva il diavolo un buono a nulla. Arrivarono così ad una scommessa: il demonio avrebbe dovuto costruire, sopra il fosso dove si trovavano, un ponte immenso in una sola notte; in cambio, se ci fosse riuscito, avrebbe avuto l’anima di quattro fedeli. Il Diavolo si mise subito all’opera: chiamò i suoi collaboratori e con fulmini e saette, in un batter d’occhio costruì un superbo ponte con blocchi di pietra appoggiati soltanto l’uno sull’altro. La mattina seguente, orgoglioso della sua opera, andò in cerca del monaco il quale, quando vide quella grandissima struttura, rimase sbalordito e dovette riconoscere di aver perso la scommessa consegnando le quattro anime dei suoi fedeli. Il diavolo felice, prima di ritornare nel suo regno, lasciò in segno della sua potenza, un’impronta della sua mano sul ponte.

Pont Saint Martin (AO)

Domina il centro del paese, una meraviglia architettonica ( il ponte del Diavolo ) che ancora oggi testimonia l’importanza della via consolare romana che consentiva veloci collegamenti con la valle del Rodano. Ancorato alla viva roccia da entrambi i lati, è imponente per la lunghezza (35 m.) e la notevole struttura, costituita da cinque archi paralleli in grossi blocchi. La fantasia popolare ne attribuì la costruzione al demonio, sconfitto poi da San Martino che con un astuto stratagemma liberò il ponte dalla presenza del maligno. Ancora oggi, il carnevale di Pont-Saint-Martin si conclude con il rogo del diavolo sotto il ponte romano.

Bobbio (PC)

Il Ponte Vecchio detto anche “Gobbo” per l’irregolarità delle sue undici campate è uno dei simboli della città. La sua esistenza è documentata a partire dal 1196, ma probabilmente risale ad età precolombaniana. Fino al XVI secolo il ponte era composto da pochi archi e solo nel XVII secolo raggiunsero il numero di 11. Anche conosciuto come “Ponte del Diavolo” dalla leggenda popolare che ne racconta la creazione. Si dice infatti che San Colombano accettò di stipulare un patto con il Demonio. Quest’ultimo si impegnava a edificare il ponte in una sola notte in cambio dell’anima del primo essere vivente che lo avrebbe attraversato. Il mattino seguente seppur con forma e arcate irregolari il ponte era terminato ed il monaco Irlandese tenne fede alla parola data facendolo attraversare, però, per primo da un cane.

Pavia

All’ingresso di Pavia provenendo dall’Oltrepò, facilmente raggiungibile a piedi dal Borgo Ticino o da viale Lungo Ticino Visconti troviamo il “Ponte Coperto”. Di origine romana è stata completamente ricostruito nel 1949. Si racconta che fu il Diavolo ad edificarlo nella notte di Natale del 999 in cambio dell’anima del primo passante. I pavesi si dimostrarono più astuti di Satana e fecero in modo che fosse un cane e non un uomo a sacrificarsi attraversando per primo il ponte.

Ronco Canavese (TO)

Un giorno arrivò a Tiglietto un frate, tanto buono da essere ritenuto Santo. Cominciò a predicare, ma nessuno  all’inizio gli dava ascolto. Il frate, tuttavia, non perse la pazienza. Con l’esempio e con la parola, riuscì infine a far cambiar vita agli abitanti del paese. Un giorno, il frate salendo da Peagni a Tiglietto si trovò improvvisamente davanti al Diavolo che gli urlo: «Proprio qui dovevi venire! Dal momento che sei arrivato, e finita la mia fortuna! Fammi il  piacere di andartene!»
Il frate senza scomporsi, gli rispose: «Non arrabbiarti: io ti posso aiutare! Possiamo fare un patto! Come sai, ogni volta che il torrente Canaussa si ingrossa, porta via il misero ponticello costruito dalla gente per poter raggiungere Crotto e poi scendere a Pont, per poter comprare le provviste al mercato. Ebbene, se tu sei capace di costruire un ponte, cosi alto che l’acqua non possa più portarlo via, il primo che ci passerà sopra sarà tuo. Sei d’accordo ?».
Il diavolo che non vedeva l’ora di recuperare almeno un’anima esclamò: «Domattina trovati qui ed il ponte sarà pronto, ma tu dovrai mantenere la promessa!». Il giorno dopo il frate spinse un vitellino che attraversò il ponte saltellando. A quel rumore, il diavolo scattò come una molla per abbracciare il malcapitato e, quando stava per buttargli  le braccia al collo, vide che si trattava di un vitello. Dalla rabbia iniziò  a distruggere il ponte, ma il buon frate, svelto, lo asperse con acqua benedetta. E così gli abitanti di Tiglietto ebbero il loro ponte nuovo e robusto.

 

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